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Rassegna stampa


 AL VIA IL PROGETTO BORSA PER IL TERZO SETTORE”

Le organizzazioni no profit italiane hanno bisogno di capitali per fare un salto dimensionale e qualitativo: oggi non sembrano mancare le risorse per i progetti, manca invece un mercato strutturato ed efficiente che faciliti la collaborazione tra Onp e imprese, in un’ottica di sostenibilità finanziaria di lungo periodo e crescita reciproca. “La Corporate Social Responsibility – ha dichiarato Davide Zanoni rappresentante del Centro di Ricerca Avanzi – porta benefici reali solo se l’investimento è continuativo e duraturo nel tempo. A questo proposito Avanzi vuole proporre nel prossimo futuro uno studio o di fattibilità per lanciare in Italia l’equivalente dell’inglese Social Stock Exchange, borsa sociale londinese, costituita da imprese sociali e capitali responsabilmente investiti. Da parte sua Ivan Basilico dell’Alta Scuola Impresa e società dell’Università Cattolica di Milano, ha ribadito la necessità di fare rete tra i diversi attori per stimolare le aziende e ha portato l’esperienza della Borsa Progetti Sociali di Altis, che raccoglie i progetti ecosostenibili che provengono dal territorio lombardo. È stata ribadita anche l’importanza di sdoganare l’impresa sociale, ossia di lanciare una nuova concezione di impresa di validità sociale, caratterizzata da tre dimensioni: sociale, ambientale ma anche necessariamente economica. Un’impresa del Terzo settore deve diventare pertanto, a tutti gli effetti, un player del sistema economico.

 

“IMPRESE E NON PROFIT, COME MIGLIORARE LE PARTNERSHIP” 

http://www.pmi.it/economia/mercati/articolo/53105/imprese-e-non-profit-come-migliorare-le-partnership.html

In Italia le partnership fra imprese profit e non profit sono una realtà in espansione ma che ancora risultano discontinue. Collaborano poco, nella maggior parte dei casi su progetti a specifici e non a lungo termine, anche perché si conoscono poco. Una migliore organizzazione delle strutture dedicate e un approccio più strategico potrebbero invece portare allo sviluppo di partnership più efficaci. Le iniziative di co-business, la forma più evoluta di partnership, riguardano solo il 16% del campione non profit e il 20% del profit. Le tipologie più diffuse di partnership sono rappresentate da quelle che vengono definite le forme più elementari di collaborazione, ovvero le erogazioni liberali e le sponsorizzazioni. Secondo lo studio della Sda Bocconi in collaborazione con Mediafriends, nel 2009 solo il 13% delle entrate delle aziende non profit derivava da partnership con imprese profit, nella maggior parte dei casi collaborazioni limitate a progetti specifici e non ad accordi con una visione di lungo termine. La ricerca è stata condotta attraverso questionari, focus group e lo studio di best practice su circa 400 aziende non profit impegnate in partnership trasversali. In generale, il mondo del profit risulta essere più orientato a una collaborazione anche sugli obiettivi mentre quello del non profit interpreta la partnership più come una modalità per raccogliere fondi. Le aziende del non profit sono quelle che percepiscono i maggiori rischi della collaborazione: nel 60% dei casi collegano a queste partnership elementi negativi, citando per esempio l’atteggiamento utilitaristico delle aziende profit e l’onerosità del processo. Viceversa, le aziende profit associano attributi positivi nel 75% dei casi.

Ci sono una serie di considerazioni sugli elementi chiave per il successo di una partnership fra aziende di questi due settori: il livello di managerializzazione del non profit e l’orientamento alla responsabilità sociale nel profit. Per quanto riguarda questo secondo punto, lo studio rileva che l’87% delle imprese for profit svolge attività di responsabilità sociale in maniera costante e strutturata ma solo il 50% redige un bilancio sociale, contro il 74% delle non profit. Sulla managerializzazione del non profit, emerge invece che il 79% delle aziende del settore ha una struttura dedicata al fund raising, ma molto spesso non ha una funzione espressamente dedicata alla cura dei rapporti con le imprese.

In genere, la partnership nasce nel seguente modo: le aziende profit sono contattate dalle non profit le quali fanno questo passo seguendo relazioni casuali più che una strategia pianificata. Viceversa, le aziende profit si muovono secondo principi più strategici, e il legame con il personale delle non profit è meno rilevante. «Le partnership hanno ancora un carattere discontinuo e il fenomeno è in fase di sviluppo», spiega Federica Bandini, direttore del Master in management delle Imprese Sociali, Non Profit e Cooperative della SDA Bocconi e coordinatrice della ricerca, che prosegue: «Le due culture appaiono ancora troppo distanti e non sono allineate. I principali ostacoli per una maggiore collaborazione sembrano essere la scarsa conoscenza delle reciproche modalità operative, i pregiudizi e l’assenza di competenze manageriali specifiche».

Le linee guida identificate dallo studio per sviluppare collaborazioni più soddisfacenti riguardano un maggior attenzione all’organizzazione delle strutture di supporto, la definizione di obiettivi, la chiarezza di contatti e degli accordi. Linee «fondamentali per creare un maggiore coinvolgimento nella partnership di entrambi gli attori» conclude Bandini, secondo cui con una migliore collaborazione «le imprese possono migliorare i rapporti con il territorio e la società civile e rafforzare il coinvolgimento dei dipendenti e degli stakeholder» mentre le non profit possono «ottenere maggiori risorse umane e finanziarie e un passaggio di competenze manageriali, grazie alla contaminazione positiva con manager e imprenditori».

  

PROFIT E NON PROFIT: COLLABORAZIONE O COMPETIZIONE?”

http://comunicareilnonprofit.wordpress.com/2010/08/02/profit-e-non-profit-collaborazione-o-competizione/ 

Un settore nel quale si può concretizzare e rappresentare la responsabilità sociale delle imprese e delle organizzazioni è quello del mondo del volontariato, spesso chiamato non profit o terzo settore. La domanda di impegno sociale e di cultura della solidarietà si sta infatti diffondendo in ampi e diversificati strati della nostra società. Di conseguenza, l’opinione pubblica chiede sempre più al mondo del non profit e delle imprese di dialogare e di collaborare con l’obiettivo comune di favorire il benessere sociale e la qualità della vita dei cittadini. Due fenomeni stanno infatti caratterizzando questi primi anni del millenio. Da un lato, c’è in Italia un primato positivo: siamo il Paese con il maggior numero di aziende etiche al mondo. Dall’altro, il fenomeno del non profit è in continua e impetuosa crescita e, soprattutto, si sta sempre più radicando nella società civile.

Un mondo che però è sempre più bisognoso di sostegno, sia di risorse economiche che di professionalità organizzative e gestionali. Emerge quindi il bisogno di una maggiore integrazione∕collaborazione tra due culture, di linguaggi condivisi, di relazioni costanti e costruttive partnership. Sono 3 le competenze fondamentali: 1) comunicazione 2) gestione delle relazioni 3) raccolta fondi.

Competenze chiamate a svolgere un importante ruolo di intermediazione tra i due settori, sempre più irrinunciabile, sempre più necessario. Gli operatori delle relazioni pubbliche, tradizionalmente interpreti dei bisogni sociali e attenti allo sviluppo economico, sociale e culturale delle aziende e delle organizzazioni, possono diventare un anello di congiunzione tra i due mondi, i soggetti portatori di una convergenza culturale e di una reciproca integrazione. Ma quali potrebbero essere i vantaggi della partnership per l’impresa e per le organizzazioni non profit?

Le imprese potrebbero sviluppare relazioni con i pubblici influenti e intraprendere iniziative di sostegno solidale a favore della comunità. Queste iniziative porterebbero a migliorare i rapporti con il territorio e le diverse articolazioni della società civile. Inoltre, l’impegno a favore della causa sociale è una modalità ampiamente sperimentata per rafforzare nei dipendenti e nei collaboratori, l’orgoglio di appartenenza e lo spirito di gruppo (comunicazione interna).

I vantaggi per le organizzazioni non profit sono invece così sintetizzabili: maggiori risorse umane e finanziarie; una più diffusa e capillare diffusione della mission; una maggiore capacità organizzativa grazie alle abilità manageriali messe a disposizione dalle imprese; apprendimento delle tecniche e conoscenza degli strumenti più efficaci per raggiungere gli obiettivi perseguiti. La contrapposizione tra profit e non profit quindi è un falso problema, soprattutto se si entra in una nuova modalità, quella del business sociale. Imprese e organizzazioni non profit possono quindi trarre reciproci vantaggi dalla partnership; una partnership fondamentale per il benessere della comunità.

 

“NON PROFIT SEMPRE PIÚ PROTAGONISTA DEL WELFARE”

http://www.vita.it/economia/impresa-sociale/non-profit-sempre-pi-protgonista-del-welfare.html

Il nuovo welfare? Avrà come protagonista il non profit, che sarà sempre più un partner strategico per le Pubbliche Amministrazioni. È quanto emerge dall’indagine conoscitiva #gbd2012 realizzata da Aiccon tra i 200 partecipanti alle Giornate di Bertinoro per l’Economia civile, iniziate oggi. Per il 79% degli intervistati, il ruolo dei soggetti non profit nella gestione dei servizi sociali è in crescita e rilevante, anche alla luce del trend, avviato in tempi recenti da parte delle imprese for profit di “internalizzare” le funzioni sociali tradizionalmente affidate al non profit. È da notare l’assenza del Sud del non profit come gestore dei servizi di welfare per il futuro: qui, a differenza del resto del Paese, lo scenario futuro è visto come tripartito fra PA e non profit, for profit e non profit e for profit puro, con quest’ultima voce che raggiunge al Sud una rilevanza incomparabilmente maggiore rispetto alle altre aree del Paese. L’indagine ha sondato anche il giudizio sulle società di capitali promosse da soggetti non profit con l’obiettivo di costruire un welfare di comunità. Il giudizio è positivo purché governate da organizzazioni non profit e purché reinvestano gli utili (34%). La strada verso la ripresa dalla crisi economica è però ancora lunga: infatti il 48% dei partecipanti è dell’opinione che l’economia italiana sarà in ripresa dal 2014, mentre il 32% addirittura dal 2015.

 

“PARTNERSHIP PROFIT-NON PROFIT”

http://www.confinionline.it/it/Extra/partnership_profitnonprofit.aspx  

Il benessere sociale è diventato, negli ultimi anni, una preoccupazione propria non solo delle istituzioni e degli enti non profit, ma anche delle imprese. Per queste l’approccio responsabile al benessere sociale non si configura come un atto di mera liberalità, un sostegno una tantum a cause sociali, ma diventa  una leva strategica parte integrante della delle azioni di management dell’impresa stessa.

L’attenzione al benessere si configura quindi come una leva strategica per quelle imprese che fondano la loro competitività sulla propria buona reputazione: quest’ultima, a differenza dell’immagine comunicata direttamente dall’azienda verso l’esterno, è un valore che “l’esterno” – i consumatori, gli stakeholder in generale – comunicano all’azienda nel loro ruolo naturale di opinion leader.

L’adozione di una strategia di Responsabilità Sociale d’Impresa si configura come un investimento su cui occorre far leva per migliorare la competitività e, di conseguenza, come la strategia vincente per dialogare con il consumatore e aumentare la sua fiducia nei confronti dell’impresa. All’interno di questo approccio una via alla responsabilità sociale d’impresa è quella delle partnership profit/non profit, quale espressione di una modalità “ordinaria” di partecipazione dell’impresa alla costruzione e al mantenimento del benessere sociale mediante il sostegno di cause ritenute vicine e strategiche rispetto al business aziendale. La differenza rispetto all’erogazione una tantum è già, dunque, nel rapporto di affinità tra l’attività dell’impresa e la causa. Una partnership presuppone, già dal punto di vista etimologico, una relazione alla pari tra (almeno) due soggetti. È evidente dunque che l’individuazione dell’interlocutore (partner) è strategica rispetto all’intero percorso. Così come strategico – anch’esso rispetto alla definizione di un accordo di partnership – l’obiettivo che entrambe le parti intendono perseguire. La convergenza tra interessi dell’impresa e quelli sociali necessita – per essere produttiva – di accordi di lungo periodo, che comprendano un range di iniziative comuni e interazioni tra i due partners, un impegno congiunto e la creazione di uno stile di comunicazione che (già nell’identità visiva) evidenzi le affinità di vedute tra i partners. E, non da ultimo, preveda meccanismi e criteri di valutazione degli impatti, dei risultati che l’approccio responsabile produce concretamente.

Diverse sono le forme che le partnership profit/non profit possono assumere. Non solo donazioni, ma forme di coinvolgimento dei dipendenti, organizzazione di iniziative comuni all’interno dell’azienda, meccanismi di sostegno a cause sociali tramite iniziative di cause related marketing o di payroll living. Sono solo alcuni tra gli esempi di forme di partenariato. I benefici sono reciproci per gli attori coinvolti: reputazionali, economici, legati al coinvolgimento e alla motivazione dei dipendenti e dei volontari, di immagine.

 

“PROFIT E NON PROFIT: COLLABORAZIONE O COMPETIZIONE?

http://comunicareilnonprofit.wordpress.com/2010/08/02/profit-e-non-profit-collaborazione-o-competizione/

Un settore nel quale si può concretizzare e rappresentare la responsabilità sociale delle imprese e delle organizzazioni è quello del mondo del volontariato, spesso chiamato anche non profit o Terzo settore.  La domanda di impegno sociale e di cultura della solidarietà si sta diffondendo in ampi e diversificati strati della nostra società. Di conseguenza, l’opinione pubblica chiede sempre più al mondo del non profit e delle imprese di dialogare e di collaborare con l’obiettivo comune di favorire il benessere sociale e la qualità della vita dei cittadini.

Due fenomeni stanno caratterizzando questi primi anni del nuovo millennio. Da un lato, c’è in Italia un primato positivo: siamo il paese con il maggior numero di aziende etiche nel mondo. Dall’altro, il fenomeno non profit è in continua e impetuosa crescita e, soprattutto, si sta sempre più radicando nella società civile. Un mondo però che è sempre più bisognoso di sostegno, sia di risorse economiche che di professionalità organizzative e gestionali. Emerge quindi il bisogno di una maggiore integrazione/collaborazione tra le due culture, di linguaggi condivisi, di relazioni costanti e costruttive, di partnership.

Basti pensare a tre competenze fondamentali: la comunicazione, la gestione delle relazioni e la raccolta fondi. Competenze chiamate a svolgere un importante ruolo di intermediazione tra i due settori, sempre più necessario, sempre più irrinunciabile. Gli operatori delle relazioni pubbliche, tradizionalmente interpreti dei bisogni sociali e attenti allo sviluppo economico, sociale e culturale delle aziende e delle organizzazioni, possono infatti diventare un anello di congiunzione tra i due mondi, i soggetti portatori di una convergenza culturale e una reciproca integrazione.

Quali potrebbero essere i vantaggi della partnership per l’impresa e le organizzazioni non profit?

Le imprese potrebbero sviluppare relazioni con i pubblici influenti e intraprendere iniziative di sostegno solidale a favore della comunità. Queste iniziative porterebbero a migliorare i rapporti con il territorio e le diverse articolazioni della società civile. Inoltre, l’impegno a favore di una causa sociale è una modalità ampiamente sperimentata per rafforzare nei dipendenti e nei collaboratori, l’orgoglio di appartenenza e lo spirito di gruppo (comunicazione interna).

I vantaggi per le organizzazioni non profit sono invece così sintetizzabili: maggiori risorse umane e finanziarie; una più diffusa e capillare diffusione della mission; una maggiore capacità organizzativa grazie alle abilità managerali messe a disposizione dalle imprese; apprendimento delle tecniche e conoscenza degli strumenti più efficaci per raggiungere gli obiettivi perseguiti.

 

“COS’É IL VOLONTARIATO D’IMPRESA”

Cos’è il volontariato d’impresa? È un mezzo di partecipazione attiva dei dipendenti delle aziende nella vita sociale locale. Nonostante la crisi economica, le imprese non hanno adottato una politica di tagli in questo settore e promuovo sempre più progetti in questa direzione.

Per volontariato d’impresa si intende il coinvolgimento del personale di un’impresa nelle attività della comunità locale, attraverso forme di partecipazione attiva e concreta e con il supporto aziendale. Può assumere diverse forme: banche del tempo, prestazioni professionali non retribuite, eventi a favore di una causa non profit, coinvolgimento dell’impresa nella comunità di riferimento. Se tali attività sono mirate e ben organizzate nel tempo, a guadagnarci non sono solo i beneficiari del sostegno ma sono anche i dipendenti e i datori di lavoro. Le aziende infatti rafforzano la loro immagine e dimostrano, con un’azione concreta, che sono consapevoli della loro responsabilità sociale d’impresa, mentre i dipendenti guadagnano in gratificazione e motivazione. In sintesi possiamo dire che un’esperienza di volontariato aziendale può essere un momento di arricchimento per tutti.

Chi promuove volontariato d’impresa si prefigge alcuni semplici obiettivi:

-      - Dimostrare che l’impresa è seriamente consapevole della sua responsabilità sociale;

-      - Dare l’opportunità ai propri dipendenti di  vivere esperienze nuove e di grande valore;

-      - Favorire la crescita del personale attraverso nuove esperienze, dando la possibilità a ciascuno di utilizzare quelle capacità che non sempre vengono espresse sul posto di lavoro;

-     - Creare un momento di dialogo e di incontro tra coloro che partecipano attivamente ai progetti nel campo sociale, migliorando le capacità di networking dei dipendenti e sviluppando capacità di lettura di nuovi contesti;

-     - Esplorare in un diverso contesto le proprie modalità relazionali, con il fine di contribuire a creare un miglior clima aziendale;

-      - Migliorare l’immagine dell’impresa;

-   - Contribuire a rendere più sana la comunità in cui opera, aiutando ad abbattere barriere e facilitando la comprensione reciproca.

Il volontariato d’impresa unisce l’impresa e le sue persone con la comunità e i suoi bisogni. Tramite questo strumento le aziende mettono a disposizione delle comunità le loro risorse più preziose: il tempo, le competenze e la passione delle proprie risorse umane. Anche in Italia il volontariato d’impresa è un percorso che sempre più aziende scelgono di intraprendere, perché permette all’azienda di generare un impatto positivo sulla comunità e sul territorio, ma anche sui propri collaboratori in termini di motivazione, senso di appartenenza, sviluppo di nuove capacità.

Quando un’impresa percepisce gli orientamenti al volontariato già presenti nei collaboratori dell’azienda, assecondandoli e incentivandoli, c’è  la consapevolezza che il capitale umano è una delle risorse più importanti per l’impresa. L’utilità è reciproca, infatti le imprese hanno la possibilità di costruire legami duraturi con le organizzazioni non profit radicandosi nella comunità, aumentando la soddisfazione dei propri collaboratori coinvolti insieme ai colleghi in iniziative d’impresa e di team building.

Attraverso il Team building l’impresa entra nel sociale con i suoi dipendenti. Per quanto riguarda i benefici che l’impresa trae possiamo annoverare: acquisire consapevolezza delle propria responsabilità sociale, sviluppare il lavoro di gruppo e l’autostima dei propri dipendenti e collaboratori.  Tale processo arricchisce le competenze esistenti del personale, stimola il suo pensiero innovativo e creativo, permette di costruire una reale consapevolezza della comunità locale. E infine, per quest’ultima, il team building rappresenta l’occasione per creare nuove energie per la soluzione di problemi comuni, facilitare la reciproca comprensione, integrare le risorse e contribuire a rivitalizzare la società e l’economia.

Il volontariato sta diventando merce preziosa per gli imprenditori. Crescono ancora le quotazioni del volontariato d’impresa, che consiste nel coinvolgere i dipendenti in una o più giornate dedicate al non profit e retribuite come ore lavorative. Senza dubbio sui numeri influisce anche la crisi, che ha accentuato il bisogno di comunicazione e coesione interne e che rende una priorità per l’impresa mostrare il suo impegno sociale e aumentare l’apprezzamento e il riconoscimento dei propri dipendenti nel marchio.

Diverse aziende fanno decidere ai lavoratori a che progetto aderire, altre propongono una campagna di collaborazione con una singola associazione. Determinante per l’azienda è il legame con la comunità e il territorio. Le imprese talvolta scelgono di privilegiare la visibilità esterna, collegandosi a enti non profit di grande notorietà, oppure la reputazione interna, valorizzando le scelte di quei collaboratori che fanno già volontariato, nell’ottica della sussidiarietà. E poi c’è una terza formula, la più ricca, per la quale scelgono di sposare una causa per cui le competenze del proprio business siano utili. È questo il caso in cui creano più valore per la società.

 

Per ulteriori approfondimenti e notizie riguardanti le partnership fra imprese e organizzazioni non profit collegatevi ai seguenti link!

Fondazione Sodalitas: www.sodalitas.it/impresa_e_comunita/Partnership-impresa-nonprofit.aspx

Il Salone della Responsabilità Socilale d'Impresa: http://www.dadirealfare.eu/